Gaza: il silenzio è complicità/Gaza: Silence Is Complicity

 

Mentre la Striscia di Gaza viene annientata sotto i bombardamenti, mentre le Nazioni Unite parlano apertamente di genocidio, molti governi — compreso quello italiano — tacciono. E questo silenzio non è prudenza: è complicità. È il segnale che la coscienza politica ha ceduto il passo agli interessi strategici. Chi dovrebbe difendere la giustizia, oggi la tradisce. Chi dovrebbe rappresentare il popolo, oggi lo ignora.

Chi è Benjamin Netanyahu? Il volto del potere che ha tradito la memoria.

Benjamin Netanyahu non è solo il Primo Ministro di Israele. È il volto di una visione politica che ha trasformato la paura in potere, la memoria in scudo, e la sicurezza in giustificazione per l’annientamento. Figlio di Benzion Netanyahu, storico sionista revisionista, è cresciuto in un ambiente ideologico dove la sopravvivenza del popolo ebraico era vista come una lotta permanente. Questa visione ha plasmato la sua politica: non la pace, ma il dominio. Non il dialogo, ma il controllo.

Netanyahu governa attraverso la paura. Ha costruito la sua carriera sulla minaccia costante: Hamas, Iran, antisemitismo, terrorismo. Ogni crisi è un’occasione per rafforzare il suo potere. Ogni guerra, una strategia per distrarre l’opinione pubblica dai suoi scandali interni — corruzione, abuso di potere, divisioni sociali.

Per lui, Gaza non è una tragedia: è un teatro politico. Ogni bomba, ogni maceria, ogni bambino ucciso diventa parte di una narrazione: “Israele si difende”. Ma la difesa è diventata annientamento. E il mondo, confuso e diviso, gli permette di continuare.

Ha tradito la memoria della Shoah. Invece di usare quella storia per costruire un futuro di pace, l’ha distorta per blindare l’impunità. Come se il dolore subito autorizzasse la violenza inflitta. È una perversione della storia. E molti ebrei nel mondo lo denunciano apertamente. Netanyahu non rappresenta il popolo ebraico. Rappresenta un sistema politico che ha scelto la forza come unica lingua. E chi lo sostiene, lo fa per calcolo, non per coscienza.
Come si arriva a giustificare un genocidio? Con una strategia precisa.
Confondere i media, così la verità si perde. Dividere i governi, così nessuno agisce. Disinformare la gente, così nessuno reagisce.
Netanyahu lo sa. E lo sfrutta. Finché le coscienze dormono, lui può continuare.

E allora, chi deve decadere?

Non basta chiedere la fine della guerra. Bisogna chiedere la decadenza politica di chi l’ha permessa, sostenuta, giustificata. – Benjamin Netanyahu, per aver orchestrato la distruzione di Gaza – Donald Trump, per aver promosso un piano che non condanna il genocidio – Giorgia Meloni, per aver scelto il silenzio e la complicità – I governi concordi, per non aver sanzionato, denunciato, agito

Chi sono questi governi? I complici del silenzio.
Secondo il rapporto ONU del settembre 2024, le azioni di Israele a Gaza “presentano elementi caratteristici del genocidio”. Eppure, molti governi non hanno condannato né sanzionato Israele. Tra questi: – Stati Uniti – Italia – Germania – Regno Unito – Francia – Austria – Ungheria – Repubblica Ceca

Al contrario, 14 Paesi hanno scelto la giustizia, intervenendo presso la Corte Internazionale di Giustizia a fianco del Sudafrica: Irlanda, Belgio, Spagna, Cile, Bolivia, e altri.

Ma attenzione: al posto dei palestinesi, potevano esserci gli italiani, gli americani, i francesi, i tedeschi, gli ungheresi, gli inglesi. Tutti i popoli i cui governi hanno scelto di tacere, di voltarsi dall’altra parte, di non agire. Perché quando si accetta che un genocidio possa essere giustificato, si accetta che possa essere replicato. E nessuno è al sicuro.
La storia lo ha già dimostrato: ciò che oggi accade “lontano”, domani può accadere “vicino”. E chi tace oggi, non potrà gridare domani.

E Trump? La diplomazia che finge.

Donald Trump ha promosso un piano di pace a Sharm el-Sheikh, località egiziana scelta per la sua neutralità geopolitica. Ma il piano è ambiguo. Chiede a Hamas di cedere il controllo di Gaza, ma non impone alcuna responsabilità a Israele. Parla di pace, ma non condanna il genocidio. Promuove una soluzione diplomatica, ma non tocca il nodo della giustizia. In pratica, finge di mediare, ma non ferma nulla. E questo lo rende complice.

Cosa fa il governo Meloni? Il silenzio che tradisce.

Il governo italiano non ha difeso il popolo palestinese, ma nemmeno il popolo italiano. Perché la maggioranza degli italiani — se informata — non accetta il genocidio, non accetta il silenzio, non accetta la complicità. Eppure Giorgia Meloni ha scelto di non condannare Israele, nemmeno dopo le accuse formali dell’ONU. Nessuna sanzione, nessuna presa di posizione netta, nessun ascolto delle piazze, delle università, degli intellettuali.

Per non disturbare i gruppi di potere che vedono Israele come alleato militare e tecnologico. Parliamo di lobby industriali, settori della difesa, correnti ideologiche che vedono in Israele un modello di ordine e forza. Ma così facendo, il governo Meloni ha scelto di non rappresentare la coscienza nazionale. E questo è un tradimento politico e morale.

Chi non si oppone al genocidio, lo legittima. E chi lo legittima, si rende responsabile.

Conclusione – Appello ai popoli traditi

Oggi è Gaza. Ma domani potrebbe essere Milano, Parigi, New York, Berlino. Oggi sono i palestinesi. Ma domani potremmo essere noi: gli italiani, gli americani, i francesi, i tedeschi, gli inglesi, gli ungheresi. Perché quando un governo può voltare le spalle al proprio popolo, quando può ignorare la giustizia, quando può scegliere il silenzio davanti al genocidio, allora nessuno è al sicuro.

Non stiamo parlando solo di Netanyahu. Stiamo parlando di ogni leader che ha scelto il potere al posto della coscienza. Di ogni governo che ha preferito l’alleanza strategica alla verità. Di ogni Stato che ha taciuto mentre i bambini morivano.

E stiamo parlando di noi. Di noi che possiamo ancora scegliere. Di noi che possiamo ancora gridare. Di noi che possiamo ancora scrivere la storia.

Perché la storia non è fatta solo dai potenti. È fatta da chi si rifiuta di essere complice. Da chi si alza in piedi e dice: “Non nel mio nome.”

Se oggi non ci indigniamo, domani saremo noi a chiedere aiuto nel vuoto. Se oggi non difendiamo la giustizia, domani non avremo più il diritto di invocarla. Se oggi non chiamiamo le cose col loro nome — genocidio, complicità, tradimento — domani saremo parte del silenzio.
Ma se oggi scegliamo la verità, la memoria, la voce, allora Gaza non sarà stata solo una tragedia. Sarà stata il punto in cui il mondo ha deciso di cambiare.

E noi, insieme, possiamo essere quel punto.

Autrice: Lucia Maria.
(Cittadina italiana, essere umano, voce libera).

As the Gaza Strip is being annihilated under bombardment, and as the United Nations openly speaks of genocide, many governments—including Italy’s—remain silent. And this silence is not prudence: it is complicity. It signals that political conscience has given way to strategic interests. Those who should defend justice now betray it. Those who should represent the people now ignore them.

Who is Benjamin Netanyahu? The face of power that betrayed memory. Benjamin Netanyahu is not just the Prime Minister of Israel. He is the face of a political vision that has turned fear into power, memory into a shield, and security into a justification for annihilation. Son of Benzion Netanyahu, a revisionist Zionist historian, he grew up in an ideological environment where the survival of the Jewish people was seen as a permanent struggle. This vision shaped his politics: not peace, but dominance. Not dialogue, but control.

Netanyahu governs through fear. He built his career on constant threats: Hamas, Iran, antisemitism, terrorism. Every crisis is an opportunity to strengthen his power. Every war, a strategy to distract public opinion from his internal scandals—corruption, abuse of power, social divisions.

For him, Gaza is not a tragedy: it is a political stage. Every bomb, every ruin, every child killed becomes part of a narrative: “Israel is defending itself.” But defense has become annihilation. And the world, confused and divided, allows him to continue.

He has betrayed the memory of the Shoah. Instead of using that history to build a future of peace, he has distorted it to shield impunity. As if the pain endured authorized the violence inflicted. It is a perversion of history. And many Jews around the world openly denounce it. Netanyahu does not represent the Jewish people. He represents a political system that has chosen force as its only language. And those who support him do so out of calculation, not conscience.

How does one come to justify genocide? With a precise strategy. Confuse the media, so truth is lost. Divide governments, so no one acts. Misinform the people, so no one reacts.

Netanyahu knows this. And he exploits it. As long as consciences sleep, he can continue.

So who must fall? It is not enough to demand an end to the war. We must demand the political downfall of those who allowed it, supported it, justified it. – Benjamin Netanyahu, for orchestrating the destruction of Gaza – Donald Trump, for promoting a plan that does not condemn genocide – Giorgia Meloni, for choosing silence and complicity – The complicit governments, for failing to sanction, denounce, or act

Who are these governments? The accomplices of silence. According to the UN report of September 2024, Israel’s actions in Gaza “present characteristic elements of genocide.” Yet many governments have neither condemned nor sanctioned Israel. Among them: – United States – Italy – Germany – United Kingdom – France – Austria – Hungary – Czech Republic

By contrast, 14 countries have chosen justice, intervening at the International Court of Justice alongside South Africa: Ireland, Belgium, Spain, Chile, Bolivia, and others.

But beware: in place of the Palestinians, it could have been the Italians, the Americans, the French, the Germans, the Hungarians, the British. All the peoples whose governments chose to remain silent, to look the other way, to not act. Because when one accepts that genocide can be justified, one accepts that it can be repeated. And no one is safe.

History has already shown: what happens “far away” today can happen “close to home” tomorrow. And those who are silent today will not be able to scream tomorrow.

And Trump? Diplomacy that pretends. Donald Trump promoted a peace plan in Sharm el-Sheikh, an Egyptian location chosen for its geopolitical neutrality. But the plan is ambiguous. It asks Hamas to relinquish control of Gaza but imposes no responsibility on Israel. It speaks of peace but does not condemn genocide. It promotes a diplomatic solution but does not address the issue of justice. In practice, it pretends to mediate but stops nothing. And that makes him complicit.

What is Meloni’s government doing? Silence that betrays. The Italian government has not defended the Palestinian people, nor the Italian people. Because the majority of Italians—if informed—do not accept genocide, do not accept silence, do not accept complicity. Yet Giorgia Meloni chose not to condemn Israel, not even after the formal UN accusations. No sanctions, no firm stance, no listening to the streets, the universities, the intellectuals.

To avoid disturbing the power groups that see Israel as a military and technological ally. We’re talking about industrial lobbies, defense sectors, ideological currents that see Israel as a model of order and strength. But by doing so, Meloni’s government chose not to represent the national conscience. And that is a political and moral betrayal.

Those who do not oppose genocide legitimize it. And those who legitimize it become responsible.

Conclusion – A Call to Betrayed Peoples Today it is Gaza. But tomorrow it could be Milan, Paris, New York, Berlin. Today it is the Palestinians. But tomorrow it could be us: Italians, Americans, French, Germans, British, Hungarians. Because when a government can turn its back on its people, when it can ignore justice, when it can choose silence in the face of genocide, then no one is safe.

We are not just talking about Netanyahu. We are talking about every leader who chose power over conscience. Every government that preferred strategic alliance over truth. Every state that remained silent while children died.

And we are talking about us. About us who can still choose. About us who can still shout. About us who can still write history.

Because history is not made only by the powerful. It is made by those who refuse to be complicit. By those who stand up and say: “Not in my name.”

If we do not feel outrage today, tomorrow we will be the ones crying for help in the void. If we do not defend justice today, tomorrow we will no longer have the right to invoke it. If we do not call things by their name today—genocide, complicity, betrayal—tomorrow we will be part of the silence.

But if today we choose truth, memory, voice, then Gaza will not have been just a tragedy. It will have been the moment the world decided to change.

And we, together, can be that moment.

Author: Lucia Maria (Italian citizen, human being, free voice)

 

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